USO DEL TITOLO PROFESSIONALE

 

Il Consiglio dellÂ’Ordine ha modo di ritenere che non sia compiutamente conosciuta dagli iscritti allÂ’Albo la normativa che disciplina lÂ’uso del titolo professionale.

Per un verso ne è stato segnalato un uso improprio, per altro verso sulla specifica questione ci sono state presentate puntuali richieste di parere, in particolare da iscritti alla Sezione B dell’Albo.

La presente nota intende fare chiarezza in argomento e, nello stesso tempo, informare che comportamenti difformi dal dettato di legge possono avere rilievo penale e vengono comunque perseguiti ai sensi del vigente Codice deontologico.

La norma fondamentale è contenuta all’art. 45, commi 2 e 3, del DPR 328/2001 che così letteralmente dispone:

2. Agli iscritti nella sezione A spettano i seguenti titoli professionali:

a) agli iscritti al settore civile e ambientale, spetta il titolo di ingegnere civile e ambientale;
b) agli iscritti al settore industriale, spetta il titolo di ingegnere industriale;
c) agli iscritti al settore dell'informazione, spetta il titolo di ingegnere dell'informazione.

3. Agli iscritti nella sezione B spettano i seguenti titoli professionali:

a) agli iscritti al settore civile e ambientale, spetta il titolo di ingegnere civile e ambientale iunior;
b) agli iscritti al settore industriale, spetta il titolo di ingegnere industriale iunior;
c) agli iscritti al settore dell'informazione, spetta il titolo di ingegnere dell'informazione iunior.

La norma è di chiara lettura ed interpretazione e non merita commento.

Con specifico riferimento alla scelta del termine “iunior”, che gli iscritti alla Sezione B dell’Albo devono aggiungere al titolo usato per gli iscritti alla Sezione A, il Consiglio di Stato – Sezione consultiva per gli atti normativi, nell’Adunanza del 21 maggio 2001, esprimeva perplessità (peraltro condivisibili laddove si abbia riguardo al significato letterale dei termini), evidenziando che, nell’uso comune, tale appellativo serve normalmente a distinguere, nell’ambito di una stessa classe, livelli di anzianità progressivi ai quali corrisponde una diversa esperienza professionale. Segnalava ancora il C.d.S. come, nell’atto regolamentare, si volesse propriamente porre in risalto una diversa preparazione e, coerentemente, suggeriva di impiegare, in luogo di “iunior”, il termine “tecnico di …”.

Ma tant’è: il legislatore non ha tenuto conto delle riportate osservazioni e ha confermato, nella stesura definitiva del Regolamento, il termine iunior, il cui utilizzo è divenuto dunque diritto-dovere per chi se ne può/deve fregiare.

E’ da chiarire che questo Ordine si dichiara inoltre contrario a qualsivoglia abbreviazione del termine iunior, in quanto il titolo serve a determinare l’affidamento del terzo che ha bisogno di uno specialista ed ogni comportamento potenzialmente idoneo a disconoscere quella distinzione di livelli di preparazione individuata dal legislatore (che fa riferimento alla professionalità conseguita a compimento di diversi percorsi formativi), non può trovare approvazione.

Conformemente a quanto espresso, con riferimento alla scelta dell’appellativo “iunior” il Consiglio di Stato – Sezione IV, con sentenza n. 1473/2009, ha stabilito che essa appare in sostanza del tutto in linea con il complesso indirizzo ordinamentale, che impone di tener conto, nella individuazione dei titoli che consentono l’accesso alla professione, dello stretto raccordo esistente tra titolo professionale e percorso formativo, così da rendere percepibile, attraverso un aggettivo, la minore qualificazione professionale acquisita con una formazione triennale.

In conclusione si rivolge viva raccomandazione ad utilizzare in ogni forma di comunicazione, scritta e verbale (a titolo esemplificativo: fogli lettera intestati, targhe dÂ’ufficio, inserzioni su elenchi telefonici, web, posta elettronica), il titolo spettante in relazione alla Sezione/Settore di iscrizione allÂ’Albo professionale.

Il Presidente
Antonio Armani